Spazio dedicato alla politica.

"Governare e' far credere" (Niccolo' Machiavelli)
"La sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza del cittadini" (Leonardo Sciascia)


Scorciatoie via Colle
di Tartufo

La "preoccupazione per lo stato delle istituzioni" espressa oggi 21 giugno, nel corso di una visita in Abruzzo, dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ieri aveva ricevuto al Quirinale i leader della Casa delle libertà (eccezion fatta per l'Udc), e, nel contempo, la necessità, da lui sottolineata, di un clima più costruttivo in Parlamento, con l’avvertenza finale che "Il Presidente della Repubblica Italiana non è un Presidente esecutivo, non ha poteri di Governo, non gli si può chiedere di fare quello che non deve fare e che non deve fare né con un Governo né con un altro", appaiono – e non è un giudizio di segno negativo – non solo e non tanto assolutamente condivisibili, quanto piuttosto almeno ovvie, per chi abbia un minimo di cognizione istituzionale (ma anche – soprattutto – politica) del ruolo del Capo dello Stato, quale è disegnato dalla nostra Costituzione e quale si è dipanato nel corso di cinquant’anni di vita costituzionale.
Lo sanno tutti, ma proprio tutti, che il Capo dello Stato ha la funzione di tutela del rispetto delle regole democratiche, e che il suo potere di scioglimento delle Camere e delle indizione di nuove elezioni è vincolato alla presa d’atto della impossibilità per il Governo in carica di adempiere alle sue funzioni, essendo venuta meno la maggioranza che lo aveva espresso.
Stupisce, caso mai, che si salga al Colle per informare il Presidente che “La situazione è molto preoccupante” perché vi è una “crisi della legittimità di questo governo, c'è un sentimento diffuso tra la gente, la sinistra ha messo le mani sulle istituzioni, che non funzionano, il governo non governa e, dopo le amministrative è ormai minoranza”: e stupisce che le parti politiche che si producono in siffatti gesti non si rendano conto non tanto dello svarione di diritto nel quale incappano ("non spetta a Napolitano - aveva detto il segretario dell'Udc partito, Lorenzo Cesa - indire nuove elezioni se la maggioranza non cade. Non può fare un golpe, basta capire un po' di diritto costituzionale"), ma soprattutto dell’arroganza istituzionale e politica sottesa a tale incontro.
Si tratta, infatti, di mettere in mezzo chi non c’entra nulla, e non può che limitare la propria risposta ad un gentile ascolto.
E si tratta – peggio ancora – di abdicare alle regole del gioco democratico, le quali prevedono che se l’opposizione si rende conto della crisi della maggioranza, non ha altra possibilità che quella di farla valere nell’ambito della contesa politica, dentro gli organi parlamentari, e preparando il terreno per un capovolgimento elettorale della situazione.
Senza scorciatoie di sorta, che non solo sono spesso e volentieri ripide, ma a volte sembrano intraprese al solo scopo di convincere i compagni di viaggio e i seguaci della furbizia delle proprie scelte.