Referendum: il
mio NO
di GG
"Il 'federalismo che unisce' non vuol dire una
sega. E' come dire 'il sale che disseta'...'la merda che pulisce'...non
vuol dire niente" Daniele Luttazzi
Si avvicina il giorno in cui noi, elettori ed elèttrici (per dirla
alla Benigni), saremo nuovamente chiamati alle urne per decidere circa
l'umore estivo degli Inquilini Delle Libertà. In realtà
la posta in gioco del voto del 25 Giugno è ben più elevata:
si tratterà di confermare o meno (tramite referendum, ex art. 138
Cost.) le modifiche apportate alla seconda parte della nostra Costituzione
dal precedente governo di centro-destra.
1.L'oggetto del Referendum
PARLAMENTO. Sul parlamento verrebbero apportate notevoli modifiche.
Anzitutto viene ridotto il numero dei parlamentari (518
deputati anzichè 630, 252 senatori anzichè 315). Finisce
il cosiddetto "bicameralismo perfetto" (parità tra le
Camere): il Senato diviene "Senato federale"
(sedicente tale) e le sue elezioni si svolgono in concomitanza con le
elezioni dei Consigli regionali. Il Senato vorrebbe divenire ciò
che nei VERI stati federali è la "camera degli stati"
(il Senato USA, ad es.): in suo seno si discuteranno e si approveranno
le leggi riguardanti le materie di competenza concorrente tra Stato e
Regioni (quelle esclusivamente regionali la Regione se le fa da sé,
of course), mentre alla Camera sarà riservata la funzione legislativa
sulle materie esclusivamente statali . In caso di legge su materia di
competenza concorrente la Camera POTREBBE comunque apporre modifiche,
ma l'ultima parola spetterebbe sempre al Senato (e viceversa
in caso di legge su materia statale). Come è ovvio, l'obiettivo
è quello di snellire il procedimento legislativo, che attualmente
prevede che tutti i disegni di legge siano approvati da entrambe le Camere.
Un simile assetto parlamentare, inoltre, prevede un cambiamento anche
per i senatori a vita: da cinque scendono a tre, e saranno "deputati
a vita" (siederanno alla Camera, dato che il Senato sarà
la camera delle regioni). L'età per essere deputato
scende a 21, quella per essere senatore a 25 (rabbrividisco).
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. Di lui si parla poco perchè
non conviene parlarne, forse; le modifiche ci sono, e sono anche abbastanza
significative. Quelle amplificative delle funzioni del Presidente constano
fondamentalmente di nuovi poteri di nomina, in particolare
del Vice Presidente del C.S.M.: egli attualmente riveste l'incarico di
effettivo supervisore di tale organo ed è eletto dal Consiglio
stesso (infatti il Presidente della Repubblica è in realtà
anche il Presidente del C.S.M., ma siccome per ovvie ragioni esercita
raramente questo potere di fatto, è il Vice Presidente del C.S.M.
stesso che, legittimato dal voto degli altri magistrati suoi pari nel
Consiglio, è al vertice dell'organo). Facendo derivare la sua legittimazione
dal voto Presidenziale si viene a rompere da un lato l'effettivo rapporto
fiduciario tra il garante supremo della Costituzione (Il Presidente) e
la Magistratura, dall'altra si compromette una delle forme di autonomia
di quest'ultima (l'elezione di un Vice Presidente libero da ogni condizionamento
più o meno politico). A parte questo, il resto delle modifiche
consta di diminuzioni rilevanti: 1) il Presidente non
potrà più vagliare e, se crede, autorizzare la presentazione
dei disegni di legge alle Camere (viene meno, quindi, un primo
filtro di controllo costituzionale sul legislatore); 2) il Presidente
non nomina più i ministri su proposta del Presidente
del Consiglio (come accade oggi), ma si limita a notificare il giuramento
dei ministri. Questa disposizione sembra inutile sotto il profilo della
rilevanza (si nota che di fatto già ora è il Presidente
del Consiglio che decide i propri ministri), ma non lo è del tutto
se si pensa che verrà preclusa la possibilità del
Presidente della Repubblica di opporsi a indicazioni di persone di dubbia
trasparenza morale; il Premier, cioè, nomina chi vuole,
e il Presidente si limita ad una funzione notarile priva di potere di
veto. 3) il Presidente non può più sciogliere le
Camere (anzi, la Camera), cosa che sarà invece prerogativa
del Premier, se non nei casi di morte o impossibilità di quest'ultimo,
nonché nei casi di mozione di sfiducia non costruttiva e di sue
dimissioni, a certe condizioni.
CORTE COSTITUZIONALE: La Costituzione vigente prevede
che di 15 giudici della Corte, 5 siano nominati dal Capo dello Stato,
5 dal Parlamento e 5 dalle alte cariche della magistratura. La riforma
prevede invece che il numero dei giudici eletti dalla Camera siano 7,
e quelli eletti dal Capo dello Stato e dalla magistratura 4. Aumenta,
quindi, il controllo politico sulla Corte Costituzionale, aumentando
il numero dei giudici eletti dalla politica. Questo, se ci si
pensa, è perfettamente coerente con l'indirizzo (da anni seguito
dal centro-destra) caratterizzato dalla "normalizzazione" del
potere giudiziario e dall'ammortizzazione degli effetti della sua indipendenza.
Quindi, da questo punto di vista la riforma è una inspiegabile,
leggera porcata.
PREMIER. Così si chiamerà ciò che ora chiamiamo Presidente
del Consiglio. Nella riforma si dice che egli sarà eletto direttamente
dal popolo (cosa che di fatto avviene già ora). Il Premier eletto
riceverà la fiducia dalla sola Camera dei deputati, che esprimerà
il suo parere sul PROGRAMMA, non sulla compagine governativa. Il Premier
nomina ed eventualmente REVOCA i singoli ministri (e
questo ci può stare, finchè ci saranno i Calderoli…).
Come già detto, ha il potere naturale di sciogliere la Camera,
ad eccezione delle ipotesi suddette. Ma gli aspetti più interessanti
di questa figura rilevano nell'ambito delle crisi di governo.
LA CRISI DI GOVERNO. La nostra Costituzione prevede due
forme di "verifica" della responsabilità politica del
governo: la questione di fiducia e la mozione di sfiducia.
Il Presidente del Consiglio può apporre la questione di fiducia
a procedimenti legislativi di particolare importanza, facendo seguire
la crisi di governo e le sue dimissioni (non obbligatorie, peraltro) ad
un eventuale esito negativo delle votazioni (è ciò che successe
al governo Prodi nel '98, con la questione di fiducia sulla Finanziaria
che Bertinotti rifiutò). La mozione di sfiducia invece deve essere
firmata da almeno il 1/10 dei membri della Camera e, in caso di approvazione,
il capo del Governo si dimette. In questi casi, al Capo dello Stato è
rimessa la facoltà di riconsultare i partiti per formare un nuovo
governo dello stesso colore o di sciogliere le camere e indire nuove elezioni.
La riforma invece prevede che: 1) in caso di questione di fiducia con
esito negativo, il Premier si dimette, ma se entro 20 giorni la
maggioranza di governo esprime la volontà di continuare ad attuare
il suo programma designando un altro Premier, il Capo dello Stato ne prenderà
atto e non scioglierà la Camera. Cade il governo, quindi,
ma non la maggioranza. 2) per la mozione di sfiducia serve anzitutto 1/5
dei deputati (il DOPPIO rispetto a ora). Inoltre, la mozione
di sfiducia approvata comporta di diritto le dimissioni del Premier e
nuove elezioni (ma se nella mozione si indica "costruttivamente"
un nuovo Premier, egli verrà nominato senza nuove elezioni). Il
Premier si dimette anche se la mozione viene respinta con l'apporto determinante
di voti dell'opposizione, ed in questi casi non si andrà alle urne
se entro 20 giorni la maggioranza di governo etc. etc. (vedi sopra). Queste
disposizioni (c.d. "clausole anti-ribaltone")
prevedono di fatto un regime a "maggioranza blindata", e unite
allo svilimento dei poteri del Capo dello Stato in questo campo ed all'innalzamento
del numero di deputati necessari alla mozione di sfiducia (1/5) profilano
un pericoloso strapotere del Premier (che userà
lo scioglimento della Camera e la questione di fiducia come deterrenti
inarrestabili nei confronti della propria compagine parlamentare) e
della maggioranza in generale, senza troppi riguardi per le opposizioni.
"DEVOLUTION" E AFFINI. Sulla parte della Costituzione
relativa alle Regioni, la riforma è paradossalmente molto più
snella in termini quantitativi, ma potenzialmente dirompente in termini
qualitativi. La fondamentale novità è l'aggiunta di una
competenza esclusiva delle regioni "ben" individuata
(la nostra attuale Costituzione prevede una competenza esclusiva dello
Stato su certe materie, una concorrente tra Stato e regioni su altre e
una competenza residuale delle regioni su materie non espressamente prevista
nelle altre due competenze). Il problema è che, in sostanza,
essa riguarda materie già di competenza esclusiva dello Stato:
sanità, istruzione, polizia e programmi scolastici. Il
fatto che si preveda che lo Stato enuclei principi generali e le Regioni
norme di dettaglio non fa venir meno il fatto che ci sono DUE COMPETENZE
ESCLUSIVE sulle stesse materie, e il confine di queste competenze
è così labile che i ricorsi alla Corte Costituzionale per
i conflitti nascenti si moltiplicheranno decisamente rispetto
ai tanti che già esistono, con ovvie ripercussioni sulla velocità
legislativa (visto che dal confine di competenza dipende a sua volta la
competenza di una o dell'altra Camera di votare e successivamente modificare
etc.) La nostra Costituzione attuale prevede, inoltre, che il Governo
possa chiedere un riesame ad un Consiglio regionale in merito a leggi
regionali ritenute pregiudizievoli dell'interesse nazionale: il governo
D'Alema annullò di fatto il concetto di "interesse nazionale"
e lo specificò, individuandone i singoli contenuti (unità
giuridica, economica, sociale etc.). Questa riforma invece reintroduce
il concetto vago di "interesse nazionale", non introducendo
nulla di sconosciuto e anzi ampliandone fumosamente i confini, e
con essi anche le ipotesi di conflitto dinanzi alla Corte Costituzionale.
Senza contare, inoltre, il pericolo attualissimo di una disarticolazione
del sistema sanitario e scolastico nazionale: istruzione e sanità
costituiscono il nucleo essenziale dello "stato sociale",
e rimettere la loro attuazione alle singole regioni significherebbe creare
sistemi differenziati per efficienza e costi, minando il fondamentale
principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 Cost. Tutto
ciò considerando anche che l'attuazione del "federalismo fiscale"
(che sia la destra che i DS si auspicano, ma che io non approvo del tutto)
comprendente anche la previsione di un "fondo perequativo" per
attenuare il divario tra Regioni ricche e Regioni povere, e che è
sancito dall'art. 119 dell'attuale Costituzione viene rimandato
di 3 anni dall'entrata in vigore eventuale di questa riforma
(quindi, fino al 2009).
Un'ultima nota su questo punto è meritata dalle disposizione
transitorie che questa legge enuncia nella sua parte finale (e
che pochi ovviamente leggono). Tra queste (insieme allo slittamento
al 2016 della riduzione del numero dei parlamentari, ed all'attuazione
differita del 119) ce n'è una che misteriosamente prevede che nei
5 anni successivi all'entrata in vigore della legge si possano
formare nuove Regioni per mezzo di legge costituzionale, sentiti i Comuni
e le Province interessati dal distacco, e sempre che le loro
popolazioni arrivino almeno ad un milione di abitanti in tutto, derogando
così (ripeto, misteriosamente) alle diposizioni dell'art. 132,
che prevedono per questa evenienza un processo assai più complicato.
Come chiamarla: clausola secessionista?
2.Bugie e vaccate.
Sul sito del partito Fininvest c'è un giuochino simpatico: avete
presente le cartoline propagandistiche che ti permettono di mandare per
e-mail agli amici quando c'è da votare qualcosa? Ecco, ne hanno
fatte alcune per il referendum, intitolate (guarda un po') LE
BUGIE DELLA SINISTRA: ogni cartolina presenta un enunciato (in
rosso) a favore del NO, e sotto un enunciato di smentita (in azzurro)
che mira invece a convincere per il SI. Ve ne propongo alcune, con ulteriori
enunciati miei di controrisposta a quelli azzurri (non che quelli rossi
siano del tutto convincenti):
La riforma distrugge la Costituzione.
BUGIA! I principi fondamentali e i diritti di libertà
della prima parte della Costituzione non vengono toccati. La riforma migliora
il funzionamento degli organi statali e regionali
VACCATA! La Costituzione (come insegnano i professori
di diritto pubblico) è un testo organico, sistematico e unitario:
i principi fondamentali sono strettamente legati alla seconda parte della
Costituzuone. Es. se si minasse l'indipendenza della magistratura, non
ci si limiterebbe a pregiudicare la seconda parte, perchè anche
i diritti civili dei cittadini sarebbero compromessi. Così, il
federalismo voluto dalla Lega modifica la seconda parte ma pregiudica
necessariamente l'art. 3 della Costituzione (principio di uguaglianza).
La riforma mette in pericolo l'unità nazionale.
BUGIA! La riforma rafforza l'unità nazionale
perchè: a) introduce il concetto di interesse nazionale e da al
governo il potere di bloccare le leggi regionali che danneggino l'interesse
di tutti. b) disitngue le materie di competenza statale da quelle di competenza
regionale.
VACCATA! "Il federalismo che unisce...la merda
che pulisce..." a) tutte cose già presenti, e per ulteriori
chiarimenti vedere quanto già detto sopra. b) idem. Quanta imprecisione,
cari miei!
La devoluzione aumenta il divario economico e sociale tra Nord e Sud.
BUGIA! Il divario tra Nord e Sud non è colpa
della devoluzione (che ancora non c'è) ma di uno Stato, un fisco,
una burocrazia centralizzati, inefficienti e ingiusti.
VACCATA! A parte che si dice che la devolution AUMENTA
il divario, non che lo crea. Il federalismo fiscale è una cosa
già introdotta dalla precedente riforma del Titolo V da parte di
D'Alema, e anzi, la nuova riforma ne ritarda l'attuazione sino al 2009.
Non occorre "devoluzione" per il federalismo fiscale.
Ogni regione avrà i propri programmi scolastici,
diversi gli uni dagli altri.
BUGIA! Le regioni avranno competenza sull'organizzazione
delle scuole e sulla formazione professionale. I programmi di studio restano
nazionali, integrati da moduli di insegnamento regionali, per preservare
le tradizioni delle singole regioni.
VACCATA! E' una vaccata anzitutto perchè
il confine dell'"integrazione" è quanto mai labile, e
ciò, come già detto, comporterà sempre e solo conflitti
di attribuzioni. Senza contare la misteriosa impellenza di un'integrazione
dei programmi scolastici a seconda delle "tradizioni regionali".
Ehi, sveglia, l'età dei comuni è finita, dovremmo entrare
davvero in Europa ora. Non oso immaginare come insegneranno l'unità
d'Italia in alta Brianza.
Avremo venti sanità regionali e i cittadini
non potranno curarsi fuori dalla propria regione.
BUGIA! Le regioni faranno leggi sull'organizzazione
ospedaliera, per una gestione più attenta delle esigenze locali.
Rimane allo Stato il compito di garantire a tutti i cittadini i livelli
essenziali di assistenza.
VACCATA! Stesso discorso della scuola. Siamo in
presenza di due competenze esclusive, dai confini tra l'altro molto labili.
Conflitti, su conflitti, su conflitti. E poi, sanità di serie A
e sanità di serie B.
3.Le ragioni del mio NO.
La riforma può anche presentare, a livello puntuale, alcune disposizioni
interessanti (es. il potere di revoca dei ministri da parte del Premier).
Ma nel suo insieme, il quadro che offre non è certo incoraggiante.
E queste sono le MIE ragioni del NO:
NO, perchè il costo della riforma è stimato intorno
ai 250 miliardi di euro. Oltre ad essere dannosa, è praticamente
senza copertura.
NO, perchè se proprio è necessaria una svolta semi-federalista,
la si faccia bene e con limiti congrui (come asserisce la quasi totalità
dei costituzionalisti d' Italia).
NO, perchè una "clausola secessionista" è una
vergogna. Un colpo basso, che non si digerisce.
NO, perchè il potere giudiziario è indipendente, e una Corte
Costituzionale con 7 giudici di origine politica non è un organo
abbastanza indipendente.
NO, perchè rabbrividisco all'idea che un ventunenne possa fare
il deputato.
NO, perchè di conflitti di attribuzioni tra Stato e Regioni ce
n'è già troppi.
NO, perchè i problemi del Sud non si risolvono indebolendo lo Stato
centrale. E' vergognoso anche solo pensarlo.
NO, perchè il principio di uguaglianza è sacro, ed è
bene che la Lega ci si abitui.
NO, perchè un sistema in cui il Premier ha poteri enormi, il sistema
della maggioranza è blindato, il Capo dello Stato è un "pupazzo
notarile", le opposizioni non contano nulla, i disegni di legge non
sono controllati e vengono approvati senza troppe ponderazione, è
un sistema pericoloso, soprattutto con una destra come quella italiana.
|