Il 2 giugno di sessantuno anni fa nasceva la Repubblica Italiana. E noi, oggi, tiriamo le somme di questa Repubblica: dal punto di vista delle stragi, dei misteri irrisolti, delle ingerenze d'oltre oceano.

Capitolo I: Portella della Ginestra e dintorni
di CC

La Repubblica non ha nemmeno un anno: è il 1° Maggio 1947.
Parliamo della strage di Portella della Ginestra, undici morti e decine di feriti (alcuni decessi avvennero negli anni successivi a causa delle ferite riportate).
Poco prima, il 20 aprile, in Sicilia si erano svolte le prime elezioni regionali e il blocco delle sinistre aveva ottenuto un successo inaspettato. La Democrazia cristiana era scesa dal 33,62% al 20,52%, le sinistre avevano ottenuto il 29,13%.
La campagna elettorale si era svolta in un clima surreale: minacce e violenze da parte dei mafiosi siciliani erano state all'ordine del giorno. Il 4 Gennaio era stato assassinato un dirigente comunista e del movimento contadino, Accursio Miraglia e il 17 gennaio era toccato al militante comunista Pietro Macchiarella.

Nei giorni successivi alla strage il Ministro dell’Interno Mario Scelba dichiara che non esiste un "movente politico" e che si tratta solo di un "fatto di delinquenza".
Scelba rincara in un'intervista del 9 maggio: "Trattasi di un episodio fortunatamente circoscritto, maturato in una zona fortunatamente ristretta le cui condizioni sono assolutamente singolari".
L'inchiesta giudiziaria si concentra sul bandito Giuliano e sulla sua banda.
Una vita che ha segnato la storia italiana, quella di Salvatore Giuliano: bandito siciliano anticomunista con un desiderio addosso: che la sua "splendida isola diventi la 49^ stella americana", come scrive lui stesso in una lettera al presidente Truman nella primavera del 1947. Legato agli Stati Uniti tramite Vito Genovese e successivamente con il maggiore Michael Stern, Giuliano morirà poco pima l'inizio del processo sulla strage di Portella della Ginestra in circostanze mai del tutto chiarite.

Al termine delle indagini, la Corte di Cassazione decide che a celebrare il giudizio sarà la Corte d'assise di Viterbo, per legittima suspicione (e, cioè, perché l’ambiente della città in cui il processo dovrebbe svolgersi secondo le norme del codice di procedura penale non è in grado di garantire un giudizio sereno e obiettivo).
Il dibattimento avrà inizio il 12 giugno 1950 e si concluderà il 3 maggio 1952, con la condanna all'ergastolo di dodici imputati (Giuliano viene assassinato subito dopo l'inizio del processo, il 5 luglio del 1950).
Il giudizio di secondo grado si svolge a Roma e la sentenza della Corte di Assise di Appello del 10 agosto 1956 conferma alcune condanne, riduce alcune pene e assolve per insufficienza di prove alcuni imputati.
Nessun mandante.
La Corte di Cassazione suggella il tutto con sentenza del 14 maggio 1960.

Il problema lo sollevano l'associazione dei familiari delle vittime di Portella della Ginestra e lo storico Giuseppe Cassarrubea che, alla luce di una serie di nuovi elementi emersi in questi anni di ricerca e di studi, richiedono la riapertura del processo di Viterbo.
Secondo loro i giudici che esaminarono i fatti accaduti il primo Maggio 1947 non avevano potuto avere gli elementi scoperti negli ultimi anni in quanto i tempi non lo consentivano.

Vengono fuori dei documenti (negli Stati Uniti ma anche in Italia, negli atti secretati di una delle commissioni antimafia) dove compare James Jesus Angleton.
Chi era costui?
All'epoca dei fatti è appena trentenne. Angleton proviene da una famiglia massonica (il padre, colonnello dell’OSS James Hugh Angleton, era stato, durante alcuni anni del fascismo, presidente della camera italo-americana in Italia). James Jesus, nome in codice “Artefice”, sarà destinato a fare carriera nella CIA -evoluzione dell'Oss attraverso qualche organizzazione intermedia-: sarà responsabile del desk d'Israele (nel 1947 contribuì alla nascita del Mossad) e Italiano e sarà sospettato di aver avuto una parte nell'assassinio di John Kennedy, il 22 novembre del 1963.
Il 12 febbraio 1946, James Jesus Angleton richiede agenti speciali per "operazioni militari", anche in Sicilia.

Secondo Cassarrubea, questi agenti appartengono alla X MAS: "la banda Giuliano funzionò come un plotone di esecuzione al comando di gruppi neofascisti che soverchiarono la stessa dimensione criminale della banda, che lungi da essere una banda alla Hobsbawm, cioè di tipo romantico, fu invece una banda strutturata in modo organico con i gruppi neo-fascisti che allora erano molto presenti in Sicilia."
Facciamo un passo indietro, proviamo a spiegare meglio quest'ultima parte.
Subito dopo lo sbarco in Sicilia degli alleati Americani (sbarco agevolato dall'Oss e dalla mafia), un commando dell' Oss (Office of Strategic Services, l'agenzia di intelligence Italo-Americana fondata dal vice di James Angleton, Earl Brennan, per creare una rete di agenti in grado di facilitare lo sbarco) si reca al carcere di Favignana, nel quale sono reclusi i principali boss mafiosi arrestati durante il fascismo. Vengono liberati tutti: e non solo a Favignana, ma anche nel resto della Sicilia.
Gli Americani non si limitano a liberare i boss, ma li piazzano in posti di responsabilità pubblica: (Salvatore Malta diventa sindaco di Vallelunga; Calogero Vizzini ( "don" Calò) viene nominato sindaco di Villalba da un tenente Americano; Giuseppe Genco Russo - boss di Mussomeli - diventa “sovrintendente” per affari militari e civili nel suo paese).

Il 30 aprile 1945, cioè cinque giorni dopo la fine della guerra in Italia, Angleton preleva, nel carcere in cui si trovava rinchiuso perché arrestato cinque giorni prima dai partigiani del generale Cadorna, il comandante della X MAS, Junio Valerio Borghese e se lo porta a Roma travestito da ufficiale della Marina Americana.
Il 6 novembre 1945 scrive al suo comando: "Borghese riveste un grosso interesse di lungo periodo all'interno del nostro lavoro". Quale?
Oltre a Borghese, vengono liberati altri uomini della X MAS, e Angleton fa pressioni affinché alcuni di loro "siano considerati diversamente e resi immuni da qualsiasi imputazione per attività condotte fino a questo punto".
Successivamente, questi uomini vengono trasferiti in America: per addestrarsi. A cosa?
Semplice: per gli americani, dopo la sconfitta dei tedeschi e dei giapponesi, il nemico da combattere erano i Russi, il comunismo, già subito dopo la fine della guerra, e anche in Italia.
L'inizio della guerra fredda, ufficialmente, si colloca tra il 1946 (discorso di Churchill) e il 1947 (discorso di Truman) ma, per quello che sappiamo oggi, dobbiamo necessariamente retrodatarlo alla fine della guerra.
E questo è il compito di Angleton: preparare il terreno già dalla fine della guerra.
Il 26 febbraio 1946 Angleton scrive: "molti neofascisti provenienti dal Nord Italia, sono arrivati in Sicilia".
Altri documenti li scova Aldo Sabino Giannuli (uno dei più competenti storici contemporanei d'Italia, consulente per le procure di mezza Italia e per la commissione Stragi): li trova in un magazzino militare di Roma, in via Appia, appartenente all'ufficio degli affari riservati. E in uno di questi documenti c'è il rapporto di un agente che parla di Giuliano. In questo rapporto si dice che il bandito agirebbe in Sicilia in collegamento con gruppi di neofascisti, coordinati da un ex ufficiale della guardia Repubblicana.
Dopo le intimidazioni, gli omicidi dei sindacalisti, la strage di Portella della Ginestra e di Partinico, alle elezioni del 18 aprile 1948 il partito comunista perde le elezioni.
Viene formato un governo di centro destra.
Quale peso hanno avuto questi eventi – gli omicidi dei sindacalisti, la strage di Portella della Ginestra e di Partinico – nelle scelte degli italiani, chiamati per la prima volta a libere elezioni politiche?
È Togliatti che decide di perdere, perché la logica di Yalta e gli ordini di Mosca premono verso questa soluzione?
O questa è una sciocchezza, e invece gli italiani decidono di votare un governo di centro destra, che sembra garantire l’ordine e la sicurezza?
Ognuno crei i collegamenti che crede, ma tutti, anche gli storici più scettici, sono d'accordo nel dire che quello di Portella della Ginestra rappresenta il primo caso di strategia della tensione.
Ed è questo il dato più importante da ricordare: perchè, come si è detto più volte, un paese senza memoria è un paese che ha smesso di chiedere giustizia.