Album di famiglia (cristiana)
di CC

Chi non si è mai avventurato nella spropositata pubblicistica e nella sterminata documentazione sulle Brigate Rosse, associa senza imbarazzo al nome Mario Moretti il comunismo rivoluzionario, magari quello estremo e sbagliato -per carità- ma la matrice è quella, "ed è inutile negarlo". A costoro, oggi, proveremo a far venire qualche dubbio.
Piccola nota prima di cominciare: il guerrigliero rivoluzionario Moretti si è sempre rifiutato di parlare in sede giudiziaria (salvo rarissimi casi) e l'unico documento nel quale abbiamo il piacere di sentirlo all'opera è un'intervista che diventerà libro, a cura di Rossana Rossanda e Carla Mosca. Intervista nella quale Moretti esce fuori come fine intellettuale e soprattutto come comunista a sinistra del partito comunista italiano.
Roba forte.
Mario Moretti inizia la sua attività politica alla Sit-Siemens, nel 1968: mentre alla Pirelli nasceva il Cub (comitato unitario di base), alla SS prendeva forma il Gruppo di studio impiegati (Gis), una sorta di organismo pre-sindacale nato dalla necessità degli impiegati di migliorare le proprie condizioni in fabbrica. Nel Gis Moretti entra come tesserato al Fim-Cisl (il sindacato cattolico) e fino a quel momento, il compagno Mario, non ha niente di comunista.
Nasce nel 1946 in una famiglia piccolo borghese: padre mediatore nel commercio di bestiame, madre insegnante di musica, due zii fascisti, lo zio materno corrispondente per il quotidiano di destra "Il resto del carlino".
Frequenta l'oratorio parrocchiale e successivamente il convitto: Istituto Tecnico "Montani" di Fermo. Alla morte del padre viene mantenuto agli studi dalla Marchesa Anna Casati Stampa di Soncino (Anna Fallinaro, ex aspitrante attrice, divenuta Marchesa sposando in seconde nozze il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino) grazie alla "zia Marina" (sorella del padre) che lavora come portinaia nella villa di Milano dei marchesi, e intercede per il giovane Mario. I compagni del "Montani" lo ricordano come schivo e scontroso, niente di male, quello che colpisce è il loro ricordo del Moretti politico, assolutamente univoco. "Fascista, adoratore di Mussolini e del suo operato". Probabilmente grazie allo zio camicia nera e in generale all'orientamento politico della sua famiglia.
Ivan Cicconi (proprio lui, quello de "Le grandi opere del Cavaliere") suo ex compagno al "Montani", lo ricorda come un fascista, nelle idee e nei comportamenti. Racconta di quando nel '66 all'universtià di Roma morì lo studente Paolo Rossi per mani fasciste e al "Montani" alcuni studenti di sinistra fecero approvare dal consiglio degli studenti una mozione di dura condanna al neo-fascismo. Gli studenti di destra reagirono, Moretti era con loro "ed era tra i più furibondi".
Nello stesso anno, Moretti prende il diploma e va a Milano a lavorare, breve parentesi alla Ceiet e poi (previa raccomandazione della solita Marchesa) assunzione alla Sit-Siemens. Un'altra raccomandazione (lettera del vice parroco di Porto San Giorgio, Don Luigi Campanelli) gli permette l'iscrizione all'università cattolica del sacro cuore di Milano, nella lettera Don Campanelli precisa che il compagno Mario "ha sempre tenuto una buona condotta e professa sane idee religiose e politiche".
Nel 1968, l'illuminazione: folgorato da "un gruppo di scalmanati" che "gridano contro il padrone", Moretti capisce di essere una "parcella del ciclo". Prende la tessera della Fim - Cisl ed entra nel Gsi.
Il Gsi si scioglie poco dopo e nasce il Gsi-o (gruppo di studio impiegati-operai) "guidato" dal terzetto Di Silvestro-Prati-Moretti. Questi ultimi (noti per le loro posizioni estremiste, anti Cgil e anti Pci) confluiscono poco dopo nel Collettivo Politico Metropolitano, raggruppamento extrasindacale capeggiato dal duo Simioni-Curcio. Renato Curcio viene dall'esperienza di "Università Negativa", con altri studenti dell'università di Trento: Mauro Rostagno, Marco Boato, Duccio Berio, Mara Cagol, Vanni Mulinaris e altri. Ha militato dapprima in "Giovane Nazione" e poi in "Giovane Europa" due organizzazioni di estrema destra, nel 1962 l'università per poi confluire nel '67 nel partito comunista d'Italia marxista leninista dal quale viene espulso nel 1968.
Simioni invece è un personaggio da romanzo, qui basti sapere che a metà degli anni '50 si iscrive alla Federazione milanese del Psi, diviene grande amico di Craxi (quindi aria autonomista anti Pci) e viene espulso nel 1964 per "indegnità morale". Approda all'Usis (United States Information Service), va a Monaco di Baviera, studia teologia, torna a Milano e alla vigilia del 1968 fonda il Cip-Centro Informazione Poltiica, al quale aderiscono Renato Curcio, Duccio Berio e altri. Secondo Avanguardia Operaia Simioni è un agente della Cia addestratosi in Francia, Lotta Continua lo mette nella lista degli infiltrati dalla polizia. Rispunterà il suo nome tra le torbide trame del delitto Moro.
Nell'estate del 1969 Moretti, insieme ad un gruppo di colleghi della Sit-Siemens e alla fidanzata (che sposerà civilente il 29 settembre dello stesso anno) organizza una comune, a dir la verità è una comune sui generis rispetto all'idea di comune di allora, cioè il tentativo di rivoluzionare l'idea di istituzione del matrimonio e del nucleo familiare. Settimanalmente un prete va a celebrare messa e lo stesso Moretti dice: "in noi c'è un rimpianto della vecchia famiglia patriarcale(...)". Una comune reazionaria di destra. Ai primi di aprile del 1970, dopo vari riunioni all'interno del Cpm nelle quali preme per una scelta di lotta armata pratica senza troppa teoria e parole, Moretti diventa padre e abbandona la comune motivando che il Cpm era tutto chiacchiere e niente azione. Strano, tanto che nel frattempo Simioni crea le "Zie Rosse", struttura segreta all'interno del Cpm con una rigidissima compartimentazione.
La moglie di Moretti descrive l'anno trascorso in via della Ande, dopo l'uscita dalla comune: una "esistenza normalissima, identica a quella di tanti mariti e mogli che tirano avanti con l'uomo in fabbrica, la donna impiegata e il bambino piccolo".

Intanto nell'agosto del 1970, a Pecorile (Reggio Emilia) nascono le Brigate Rosse. Il convegno è organizzato da Simioni e Curcio che selezionano accuratamente solo un centinaio di giovani. Moretti è assente, in quel momento probabilmente è a casa con moglie e figlio. Nel novembre del 1970 i leader delle BR: Curcio, Franceschini e Cagol escludono dal progetto Simioni perchè "non abbiamo opinioni in comune. Lui capì che la rottura era definitiva (...)". Simioni, insieme a Berio, Mulinaris, Prospero Gallinari, staccatisi dal movimento, organizzano una "struttra ombra", molto chiusa e compartimentata, segretissima, (il super-clan) che "potesse entrare in azione come partito armato una volta che le BR sarebbero state catturate. A questo progetto erano sensibili anche alcuni brigatisti".
Inizia la propaganda armata da parte delle Br, prevalentemente auto bruciate e rivendicazioni dai forti connotati politici.
A circa un anno dal convegno di Pecorile, Moretti entra nelle BR a condizione che "si alzasse il tiro". Ricorda Frasceschini: "Non fu facile mettersi d'accordo, per mesi discutemmo con il suo (di Moretti nda) gruppo, e solo quando concordammo sulla necessità di "alzare il tiro", di passare al sequestro, Mario divenne brigatista". Nel "gruppo", formato da tecnici della Sit-Siemens, c'è Pierluigi Zuffada e Corrado Alunni, pupillo di Moretti. Alunni è un altro personaggio da giallo: supercattolico praticante, dopo un tentativo all'università (facoltà di economia) partì militare nei Carabinieri e con molti "compagni d'armi" rimase in contatto pure in seguito. Mino Pecorelli, citandolo su Op, scriverà "il brigatista (?) Alunni" con un allusivo punto di domanda.
L'infinita aneddotica sul Moretti brigatista è impossibile da riassumere in poche righe, e sarebbe altresì scorretto da parte mia pretendere di dipingere Moretti nella sua completezza con un semplice articolo. Mi limito quindi a dare degli spunti, per incuriosire chi legge, spingendolo magari ad approfondire questo e altri temi su libri certamente più completi. Alcune considerazioni.


Il 28 giugno del 1973 Moretti guida un commando brigatista che sequestra Michele Minicuzzi. Il dirigente dell'Alfa Romeo viene condotto in un covo, interrogato, incatenato, inbavagliato, quindi rilasciato sul bordo di una strada con un cartello appeso al collo. Su di esso un breve comunicato. La stranezza è che al posto della consueta stella a cinque punte brigatista, compare la stella a sei punte, cioè la stella israelita di David. Il responsabile della confusione è l'esperto di disegno tecnico Mario Moretti. Dirà Franceschini: "Disse che si era sbagliato..io oggi mi domando se invece non era un messaggio per qualcuno". Poco dopo, il Mossad, il servizio segreto di Israele, prende contatti con le BR, offrendosi di fornire informazioni, denaro e armi. Dice ancora Franceschini: "avremmo dovuto solo continuare a fare quello che stavamo facendo, a loro interessava che i Paesi in rapporti con i Palestinesi (come l'Italia, nda) continuassero a vivere una situazione di instabilità". Le Br rifiutano l'appoggio del Mossad.

Nel 1974, in pieno sequestro Sossi, i carabinieri del generale Dalla Chiesa, infiltrano nelle Br Silvano Girotto, detto Frate Mitra. Curcio incontra frate Mitra per due volte (la seconda insieme a Moretti) per convincersi della sua affidabilità. Grazie al parere positivo di Moretti, i vertici brigatisti (con Frasceschini e Cagol inizialmente contrari all'entrata di Girotto) si convincono dell'affidabilità di Frate Mitra. Si fissa un terzo e risolutivo incontro l'8 settembre 1974, ma il pomeriggio di venerdì 6 settembre una telefonata anonima avverte "Dica a Curcio di non andare domenica a Pinerolo, perchè sarà arrestato, c'è una trappola". La soffiata viene riferita a Moretti che non avverte Curcio (con motivazioni del tutto illogiche). L'8 settembre la trappola scatta e i leader Curcio e Franceschini vengono arrestati. In commissione stragi si esprimerà incredulità nel constatare che Moretti non fece nulla di pratico per evitare ai compagni di finire in trappola. Sarebbe bastata una telefonata anonima per dire che alla stazione di Pinerolo c'era una bomba, oppure incendiare un cassonetto di spazzatura nella piazza e la zona si sarebbe riempita di forze dell'ordine, o aspettare Curcio e Franceschini lungo la strada che portava all'appuntamento (Moretti conosceva benissimo l'auto usata il percorso). Niente.

Nel 1976 tutti i leader storici delle BR sono morti o in galera. Tutti tranne Moretti, che diventa così capo unico e incontrastato. Da quel momento le Br si trasformano in una macchina mortale. E' importante ricordare che fino ad allora (6 anni) le uniche vittime delle Br sono due militanti del Movimento sociale italiano: Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, uccisi a Padova il 17 giugno 1974 nel corso di un raid nella sede dell’Msi in via Zabarella. Episodio controverso, duramente condannato dai vertici di allora. Dirà Curcio: "I morti di via Zabarella li considerai da subito un disastro politico. Un errore molto grave". Omicidi quindi non premeditati e non autorizzati dai vertici dell'organizzazione. Dopo, il caos. Uccidono politici, magistrati, appartenenti alle forze dell'ordine, tecnici, addirittura un operaio (Guido Rossa). Più di cento morti. In mezzo: il rapimento moro, ambiguità, silenzi, depistaggi, bugie, misteri. La storia delle Brigate Rosse è una storia ambigua, che per molti versi dovrebbe essere riscritta, ricominciando a discutere proprio sul leader incontrastato: Mario Moretti.