A noi le domande, a loro le risposte, a voi il giudizio!


Colloquio con Antonio Di Pietro.
di CC

Antonio Di Pietro. Ex Giudice e simbolo dell’inchiesta “Mani Pulite”. Oggi uomo politico e leader de L'Italia dei Valori. La ringraziamo di aver trovato un po’ di tempo per rispondere alle nostre domande, sappiamo che –soprattutto in questo periodo- è oberato dagli impegni, quindi davvero grazie.

A 14 anni da Mani Pulite, ci dice il suo personale bilancio? Cos’è cambiato in questi anni?

Non è facile fare un bilancio di 14 anni in poche battute. Ma posso dire, e tutti gli italiani se ne possono accorgere, che è cambiato poco per non dire quasi nulla nei rapporti tra la "politica" e la società (economia, imprenditoria e famiglie). Nel senso che la politica, espressione della società, pur prendendo atto di Tangentopoli ha continuato ad agire come se nulla fosse accaduto ed ha evitato di affrontare i nodi "strutturali" che la determinarono.

Ancora oggi viene dato credito a chi parla di "Golpe Giudiziario", a chi accusa il Pool di Milano di "persecuzione politica". Giornalisti e politici che nel ’92 la sostenevano (a dir poco), oggi per gli stessi motivi, la attaccano. Le sue ragioni?

Quello che viene chiamato oggi, interessatamente e immoralmente, un Golpe giudiziario allora era considerata un'azione giudiziaria doverosa e giusta, poichè basata sui "fatti" penalmente rilevanti che venivano riscontrati. Le ragioni, più o meno evidenti, delle mutate posizioni di politici e giornalisti sono dettate, secondo me, dal fatto che gli "eredi politici" del CAF (Berlusconi, Casini, ecc) sono riusciti con evidenti capacità "mistificatorie" a "cavalcare" la rivolta "morale" degli italiani e, una volta ripreso il potere nel 1994 hanno fortemente condizionato il mondo dell'informazione. Il più grande "conflitto di interesse" al mondo non l'ho "inventato" io.

Quando si parla della caduta del primo governo Berlusconi si da la colpa ai “giudici comunisti” che “hanno dato la notizia dell’avviso di garanzia per Berlusconi al Corriere prima delle elezioni amministrative per far perdere voti al Governo”. Pochi, tra i comuni cittadini, sanno la vera storia di quella vicenda. Ce la vuole raccontare lei?

Berlusconi è molto abile a intorbidire le acque e a rovesciare la verità dei fatti e degli eventi. Quando poi si hanno i mass media privati e pubblici a disposizione tutto può essere rovesciato. Tanto se si dice per dieci volta una bugia finisce per diventare una verità. Il fatto stesso che lei, nel pormi la domanda, definisca i giudici "comunisti" avvalora il senso delle mie affermazioni. E, comunque, i giudici agiscono, e devono agire, sulla base di notizie di reati senza "calcolare" se ciò può produrre "danni" politici ed elettorali a chicchessia. Compreso un Presidente del Consiglio in carica. Infatti abbiamo visto in questi cinque anni come Berlusconi, che allora faceva la vittima, poi si sia "cautelato" producendo per se e per i suoi "amici" una serie di Leggi "ad personam".

E’ ovvio che se i giornali e la televisione non parlano, ad esempio, delle telefonate Berruti-Corrado-Tanca, il cittadino italiano medio non s’immagina nemmeno come e perché Berlusconi compariva come indagato nel processo per corruzione alla Guardia di Finanza.

Il cittadino medio italiano è più intelligente di quanto noi pensiamo. E, secondo me, non è difficile per nessuno capire che "corrompe" chi ha il "potere economico" di corrompere! E' difficile che un operaio o un disoccupato possa trovarsi nelle "condizioni" di corrompere la guardia di finanza!

Lei è stato addirittura accusato (tra le altre cose, ma sempre e puntualmente assolto) di aver fabbricato prove false (un pass di palazzo Chigi) per incastrare il Cavaliere. Come si è sentito quando è stato attaccato in quel modo? Una campagna di delegittimazione che, bisogna ammetterlo, ha avuto effetti devastanti in quel periodo.

Infatti ci riallacciamo alla domanda precedente. Le campagne di delegittimazione nei miei confronti sono state possibili, e tutti i cittadini italiani lo possono ricordare, perchè disponendo di enormi mezzi economici e del potere politico si sono utilizzate specifiche "trasmissioni televisive" del gruppo Mediaset per far passare le diffamazioni e le calunnie nei miei confronti. Ma tutti i Tribunali della Repubblica hanno sempre "assolto" il sottoscritto da qualsiasi accusa infamante.

Ci racconta di quando Berlusconi la chiamò per offrirle in Ministero dell’Interno?

Mi permetta di non rispondere nel "merito" su una vicenda lontana nel tempo ma esemplare e "sintomatica" di come Berlusconi si sia comportato in differenti momenti storici. Allora Di Pietro coagulava i consensi della stragrande maggioranza dei cittadini italiani e lo si voleva nominare Ministro prendendo le distanze anche dal suo amico Craxi. Poi, dopo, Di Pietro è diventato un "aguzzino" del povero Craxi! Mi pare facile tirare le somme quando si parlano due lingue diverse a distanza di pochi anni.

Passiamo ai nostri giorni. Come leader politico quali sono le priorità del suo partito? L’Italia dei Valori non parte da una ideologia, è difficile bollare il suo partito come “di sinistra”. Lei come la definisce?

L'Italia dei Valori è una formazione politica liberaldemocratica, sicuramente l'unica formazione che da quando si è presentata alle elezioni politiche del 2001 ad oggi, pur non riuscendo a raggiungere la soglia del 4% (3,9%) e a non avere una rappresentanza parlamentare, è riuscita a "sopravvivere" in un sistema politico fortemente polarizzato sulle forze maggiori di centrodestra e di centrosinistra. Abbiamo l'ambizione di essere non un nuovo partito nel panorama complessivo ma un "partito nuovo" che vuole raccogliere il consenso trasversale dei cittadini onesti che credono nei valori dell'onestà e si battono per l'affermazione della giustizia (in tutte le sue manifestazioni sociali, civili e penali) e per la difesa dei ceti più deboli, dei consumatori e dei risparmiatori. Il nostro programma è ampio e affronta tutte le problematiche della società. Ma su un punto stiamo caratterizzando la nostra "identità" politica: la "questione morale". Vogliamo, cioè, che il Parlamento italiano sia composto di persone con la fedina penale "pulita". Perchè l'attuale Parlamento è pieno di condannati e imputati di gravissimi reati penali. Gli italiani ci capiranno? Noi ci crediamo.

Cosa pensa delle leggi in materia di giustizia varate in questi anni? L’ultima, che abolisce l’appello del pm, facendo tra l’altro prendere il volo al Processo Sme, è stata bocciata da Ciampi come incostituzionale. Ma qualcuno, anche a sinistra, ha sostenuto che “il principio è giusto”. Ci da la sua opinione?

Il governo Berlusconi si è caratterizzato fortemente per il "sovvertimento" dello Stato di Diritto e per la lotta contro la Magistratura e le Istituzioni che la rappresentano. Nei numerosi processi giudiziari a suo carico (tutti molto pesanti e gravi) Berlusconi si è difeso facendo approvare dalla "sua" maggioranza le famose Leggi ad personam e non si è "presentato" davanti ai suoi giudici "naturali" per difendersi "nel processo". L'ultima "perla" è quella che abolisce l'appello del Pubblico Ministero, negando allo Stato ciò che viene permesso alla difesa del cittadino accusato e condannato in primo grado da un Tribunale. Se anche a sinistra c'è sempre qualche "garantista peloso" che è d'accordo su un principio "incostituzionale" vuol dire che anche a sinistra c'è da fare chiarezza!

Come sono i rapporti con Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani?

Sono normalissimi rapporti politici tra "alleati" de L'Unione reciprocamente rispettosi delle diverse "identità" politiche che ci caratterizzano. Noi non siamo, nemmeno lontanamente, sostenitori di regimi che si richiamano al comunismo. Abbiamo costruito e continuiamo a costruire i nostri rapporti politici sulla base di "programmi" concordati, frutto delle cose che ci uniscono per governare il nostro paese e sottrarlo al declino morale e civile a cui lo ha condannato il berlusconismo di questi anni.

Questa mattina (31 Gen) a Omnibus, su La7, Gianfranco Fini parlando del tema scottante “candidare o meno gente indagata o sotto processo” ha voluto ribadire che in Italia esiste la presunzione d’innocenza, e che non possiamo giudicare colpevole nessuno fino all’ultimo grado di giudizio. Ha concluso avvalorando la sua tesi, citando il caso Andreotti: “abbiamo un esempio illustre, Andreotti, addirittura condannato e poi assolto”. Fini ha dimenticato di dire che Andreotti è stato però ritenuto responsabile del reato di partecipazione per delinquere mafiosa fino agli anni ’80. Che Andreotti è giuridicamente non punibile causa prescrizione, ma la sua sentenza (qualora gli venga in mente di leggerla) è molto chiara. Dunque Fini non riesce a distinguere il piano meramente giuridico da quello dei fatti. Cosa fondamentale se non si vuole incorrere in qualche clamoroso svarione sfogliando i processi del premier. Lei cosa pensa di tutto ciò?

Innanzitutto penso che Fini è in grado di capire molto bene come stanno le cose, ma gli riesce difficile "smarcarsi" dalla linea politica del suo Presidente del Consiglio su questa materia. Ed è la dimostrazione che nella cosiddetta "casa della libertà" c'è una volontà unilaterale che condiziona tutta la coalizione di centrodestara. Ma io mi chiedo: come mai per poter accedere a un concorso di bidello, di insegnante, ecc.., bisogna presentare la fedina penale pulita e, a maggior ragione, questo non debba valere per chi deve "legiferare" nell'interesse della comunità?

Ce lo chiediamo anche noi. E’ tutto. Grazie ancora per avere dedicato, a noi e ai lettori di Chimera, il suo tempo. Le auguriamo sinceramente una carriera politica lunga e piena di successi.

Grazie a voi e buon lavoro!