Il Tartufo, la commedia di Molière rappresentata per la prima volta nel 1664, è la satira più feroce che sia mai stata scritta contro l'ipocrisia.
Il personaggio principale – appunto Tartufo – dà a vedere di essere l'esatto contrario di ciò che è realmente: devoto, religiosissimo, sottomesso al Cielo, puro ed incorrotto; in realtà il suo zelo non è altro che un'arma della quale si serve per i propri vantaggi.
Mostrandosi umile e devoto, fingendo di non voler accettare favori e doni, Tartufo riuscirà a conquistare i favori di Orgone, benestante e credulone, facendosi promettere in sposa la figlia Marianna, carpendogli il testamento e infine cercando anche di sedurre la moglie Elmira, ma finirà a sua volta vittima, davanti al fascino di Elmira, e finirà in prigione.
Sotto lo pseudonimo di “Tartufo”, telefonerà al nostro Direttore, ogni volta che avrà qualcosa da raccontare sulle ipocrisie e le falsità del mondo, un nostro lettore che preferisce mantenere l’incognito.
I suoi racconti saranno liberi assemblaggi di più esperienze e vicende, e non identificheranno nessuna persona in particolare, volendo piuttosto essere esplicativo di metodi e mentalità…"

Domanda: Ciao Tartufo!
Risposta: Ciao Direttore!
D.: Come stai?
R.: Come uno che si prepara al Natale da perfetto consumista. Perciò, come un idiota: regali, regalini, regalucci, parole dolciastre, luci e lucine colorate, presepi alla “Natale in casa Cupiello”…
D.: Usi anche tu il clistere per far sgorgare l’acqua del fiume dal monte di cartongesso?
R.: Non ancora! Al momento abbiamo ricomprato le palle di Natale per l’albero. Nessuno, a casa, è stato in grado di ricordare dove le abbiamo riposte, l’anno scorso.
D.: Allora… A cosa debbo, questa volta, la tua telefonata? È presto per scambiarci gli auguri. E poi, dovrei essere io a chiamarti.
R.: Ho letto la tua ultima “perla”.
D.: Ah! Il Papa, l’aids…
R.: Già: "E' di vitale importanza comunicare il messaggio che la fedeltà nel matrimonio e l'astinenza al di fuori di esso sono la via migliore per evitare l'infezione e per fermare la diffusione dell'Aids". Joseph Alois Ratzinger (Benedictus XVI), durante la cerimonia di consegna delle credenziali in Vaticano del nuovo ambasciatore del Lesotho, Makase Nyaphisi.
D.: …e non ti è piaciuta…
R.: Esatto. Mi spiace per te: il Papa non ha torto... errata corrige: il Santo Padre. Se permetti, io lo chiamo così.
D.: Te lo permetto, ci mancherebbe. D’altra parte, lo sapevo che non ti sarebbe piaciuta, questa mia perla. Ma io, da progressista di sinistra, metto questa dichiarazione del Papa tra le perle. Lo so che tu hai una visione un po’ più complicata…
R.: Non è solo l’adesione alla parola del Papa e alla sua lezione di morale cattolica.
D.: Qui di morale cattolica non c’è nulla. Qui c’è il solito ragionamento pseudoscientista mercè il quale i cattolici pretendono di far coincidere fede e ragione, fede e scienza.
R.: Hai torto nel merito.
D.: Cioè?
R.: Io faccio una riflessione logica: e da un punto di vista logico, il Papa ci ha azzeccato. Il suo insegnamento non è solo una affermazione di fede e di morale cattolica: se non ho contatti sessuali promiscui, non posso contagiarmi e contagiare. Non mi sembra che faccia una piega, questo discorso.
D.: Sì… sarebbe come dire che per non prendere il raffreddore, non dovrei uscire di casa.
R.: Non è la stessa cosa! Con questo tuo paragone, ammetti la liceità del tradimento. Uscire di casa è lecito...
D.: Ma che c’entra il tradimento! Mica sono a favore del tradimento, io! Dico soltanto che con i milioni di morti che ci sono in Africa, il papa continua a dire ‘ste fesserie, invece di cominciare ad aprire un po’ ai preservativi… A parte il fatto che ci sono tribù africane che non sanno cosa sia la monogamia o il tradimento o l'astinenza.
R.: E allora?
D.: Allora cosa? Vuoi imporre loro la tua morale? Vuoi imporre l’indissolubilità del matrimonio, la castità al di fuori di esso?
R.: Io non impongo nulla, ci mancherebbe. Ma credo che tutti gli uomini di buona volontà dovrebbero cercare l’oggettività della norma morale. Gli antichi Indios facevano sacrifici umani: se oggi trovassimo una tribù che ancora li pratica, ti sentiresti di dire che si tratta di un loro modo di essere che va rispettato?
D.: Uffa! Sempre la vostra crociata contro il relativismo! Ormai è diventata una moda, dal giorno in cui il cardinale Ratzinger tenne la sua omelia alla messa solenne "pro eligendo romano pontifice", in San Pietro. Ce le ho ancora nelle orecchie, le sue parole: “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare "qua e là da qualsiasi vento di dottrina", appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È lui la misura del vero umanesimo. "Adulta" non è una fede che segue le onde della moda e l'ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo. E' quest'amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità.”
R.: Non fa una piega, tesoro, questo discorso del futuro Papa: la morale e la fede non sono un supermercato dove si sceglie quello che piace di più o che costa di meno.
D.: Già. E intanto, i milioni di morti di Aids…
R.: I milioni di morti di Aids dipendono anche dalla promiscuità sessuale. Ovviamente, non solo da quella… Povertà, condizioni di vita degradate, e tutto il resto che in venticinque anni di malattia abbiamo imparato a conoscere sin troppo bene. Non mi pare che la Chiesa appoggi o tolleri queste situazioni.
D.: Ma no, ma no. La realtà è che il Papa, per tutelare la sua famiglia cristiana, deve dirle certe cose, ma automaticamente ignora delle realtà molto più grandi.
R.: Veramente, lui parla per tutelare il genere umano.
D.: Per tutelare il genere umano, io mi dovrei dare all'astinenza? Se a 18 anni voglio fare l'amore con la mia ragazza, rovino il genere umano?
R.: Potresti contribuire a rovinarlo: e questo mi sembra indiscutibile.
D.: Se io so di avere l'aids oppure se so che ce l’ha la mia compagna, uso gli accorgimenti che si debbono usare, e non rischio né propago niente
R.: Vedi? Il tuo è ego-edonismo. Tu non ti chiedi se è giusto fare l’amore con la tua ragazza, ma come evitare un contagio, attivo o passivo che sia. Sei come il ladro che ruba, e si preoccupa di non farsi beccare.
D.: Il Papa dovrebbe essere il globalizzatore di un messaggio di pace. Dovrebbe spiegarci cos'è l'aids, come si trasmette… non è che dice: state tranquilli, se siete casti non vi prende. Ma che ragionamento è?
R.: Il Papa fa il Papa e non l’educatore sanitario. E tu non puoi contestare un insegnamento di morale cattolica dicendo che è errato. Lo è nei tuoi presupposti, caso mai. Dì, piuttosto, che non condividi la morale cattolica.
D.: Non è errato… È frutto di una ideologia, quindi è chiuso. È un ragionamento bigotto, senza basi scientifiche, antistorico e anacronistico.
R.: Ma che chiuso e chiuso! Che antistorico e antistorico! E poi, basta con questa paradossale pretesa che avete voi laici di riformare la Chiesa… Cosa diresti, se un cattolico intervenisse all’assemblea di un partito comunista e chiedesse l’abrogazione del principio di ateismo che è proprio di quell’ideologia? Ti scapperebbe da ridere… Ripeto: la fede – qualunque fede – non è un supermercato dove si sceglie quello che piace di più o che costa di meno.
D.: Secondo me, se lo scrivo…
R.: Cosa?
D.: Il mio pensiero laico.
R.: Magari! Potremo dipanare idee e concetti. Potremmo discutere. Potremmo perfino riuscire a coinvolgere altre persone nella nostra discussione.
D.: Lo scrivo, l’articolo. Eccome, se non lo scrivo. Anzi, scrivo una lettera al Santo Padre. Fino a quando potremo scrivere, saremo salvi.
R.: Saremo salvi perché le nostre ideologie ci permetteranno ancora di muovere la mente e di pensare…

Lettera a Joseph Ratzinger